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  • Maggio 26, 2020

Cannabis, in campo medico risulta essere efficace contro l’alzheimer

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La canapa è una delle piantagioni più antiche dalla quale si ricavano diversi materiali quali: carta, olio, abbigliamento, materiali da costruzione e combustibile.

È una pianta erbacea che si sviluppa molto velocemente con ciclo annuale, in diverse varietà:

  • Canapa industriale, ad alto contenuto “di fibre”;
  • Canapa medica, ad alto contenuto di cannabinoidi (“CBD e/o THC)”;
  • Canapa per stupefacenti, ad alto contenuto di “(THC) tetraidrocannabinolo“.

I semi di queste coltivazioni si sono dimostrati di alta qualità per animali e persone, e i componenti della sua resina la rendono una “pianta medicinale” versatile.

Uso della cannabis in campo medico

L’uso della cannabis in campo medico non è nuovo, molte le culture del mondo che ne hanno condiviso il suo utilizzo. Diversi gli studi e le ricerche sui cannabinoidi e sulla loro efficacia in campo scientifico, specialmente in alcune patologie, con risultati non conclusivi e contraddittori.

Già da diversi anni comunque, è approvato in Italia l’uso dell’antica sostanza con opinioni contrastanti.

Particolarmente indicata per le seguenti patologie:

  • Per contrastare gli effetti delle terapie farmacologiche quali radioterapia e chemioterapia in pazienti oncologici;
  • Per alleviare il “dolore cronico” soprattutto di origine neuropatico, in patologie quali SLA e Sclerosi Multipla o da lesioni del “midollo spinale”;
  • Per stimolare l’appetito “nei pazienti affetti” da anoressia nervosa, nei pazienti oncologici;
  • Per ridurre e contrastare i movimenti “involontari” nei malati di Alzheimer.

Principi attivi della cannabis

I principi attivi presenti nella Cannabis per uso terapeutico sono i cannabinoidi e “il THC”; quest’ultimo è il principio particolarmente indicato come antidolorifico, rilassante, antinausea, stimolante dell’appetito mentre “il CBD” ne intensifica le proprietà diminuendone gli effetti collaterali e prolungandone la durata.

Somministrazione della cannabis

La cannabis per uso terapeutico “può essere” assunta per via orale o per via inalatoria.

Anche se il modo di assunzione più conosciuto sia “il fumo”, i composti della Cannabis possono essere assunti anche per via orale, venduta sotto forma di tè “facendo bollire” gli estratti della pianta in acqua, o in alternativa per vaporizzazione conseguente a riscaldamento “della pianta” ad alta temperatura.

Quest’ultimo metodo rende possibile una rapida assunzione senza correre i rischi “del fumo” tramite vaporizzatori appositamente studiati.

Effetti collaterali e controindicazioni della cannabis

Anche la Cannabis terapeutica come ogni sostanza può avere effetti collaterali e controindicazioni:

“fra i principali” effetti collaterali troviamo le vertigini, aumento degli enzimi epatici, disturbi della mucosa orale (solo in caso di “somministrazione” per via orale).

Sono effetti collaterali che si possono presentare, ma non per tutti, non con la stessa intensità in quanto sono “influenzate” da vari fattori, e possono anche non manifestarsi.

É sconsigliato l’uso di marijuana ad uso terapeutico a donne in stato di gravidanza, a donne in periodo di allattamento, a pazienti psichiatrici, pazienti in età pediatrica, ad adolescenti, a pazienta affetti da patologie da insufficienza epatica, dell’apparato circolatorio, da insufficienza renale e in tossicodipendenti.

Alzheimer e cannabis

I dati a livello mondiale diffusi dalla comunità scientifica delle persone affette dal Morbo di Alzheimer, (malattia neurovegetativa), sono sconcertanti: si parla di quasi 29 milioni di pazienti accertati; condizione “per la quale” purtroppo, i rimedi e le cure disponibili non sono in grado di arrestare il progresso continuo della malattia.

L’Alzheimer, ricordiamolo, esordisce in maniera subdola: comincia con una leggera perdita della memoria fino ad arrivare “al punto” da non riuscire più a riconoscere neanche i familiari e in poco tempo non si riescono a svolgere le normali attività quotidiane.

È la forma “più comune” di demenza senile che colpisce le funzioni cognitive e la parola, e oltre a ripercuotersi sulla capacità di pensare e parlare è la causa di molti altri problemi quali disorientamento e confusione.
Nella malattia si evidenzia la formazione di “agglomerati” della proteina amiloide, definiti successivamente “placche amiloidi” e di accumuli di fibre aggrovigliate.

I trattamenti medici indicati riescono solo a rallentare l’evoluzione della malattia, il decorso è lento e la qualità della vita pessima per i pazienti e per i familiari.

Diversi studi scientifici hanno dimostrato come la Marijuana, e in particolare singoli “cannabinoidi come THC e CBD”, possono essere efficaci per contrastare e curare il Morbo di Alzheimer.

Cannabis terapeutica per trattare la demenza

Molteplici ricerche scientifiche correlate ai cannabinoidi sostengono che i componenti della cannabis aiutano a eliminare la “proteina tossica beta amiloide” ritenuta colpevole della demenza.

Si è dimostrato infatti, come alti livelli di “beta amiloide” sono collegati a un processo infiammatorio delle cellule e alla morte dei neuroni. Uno studio sui neuroni condotto in laboratorio ha verificato che usando il “THC sulle cellule” diminuisce il livello di proteina tossica e lo stato infiammatorio delle cellule nervose, consentendo “ai neuroni” di sopravvivere.

Risulta lampante quindi, dopo aver identificato le molecole responsabili dello stato infiammatorio della proteina “beta amiloide”, che composti simili al “THC” possono essere utilizzati contro i sintomi della malattia.

I ricercatori di questo esperimento da una parte sostengono che questa scoperta può aprire le porte a nuove cure terapeutiche contro la demenza, dall’altra invitano alla cautela, consigliano di testare i cannabinoidi in prove cliniche.

Estratti della canapa sì o no?

Molti sono gli scettici all’uso di estratti di canapa come cura della demenza senile, anche se video ed esperimenti dei risultati miracolosi, per esempio sul tremore legato all’Alzheimer, sono sotto gli occhi di tutti, ma è anche vero che dietro la cannabis “non ci sono” grossi interessi economici che ne aiutano la diffusione.

La cannabis infatti “è imbrevettabile”, in quanto pianta è un bene comune e nessuna casa farmaceutica “può registrarne” il brevetto.

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